Se l’accordo di Schengen ha decisamente fallito – trasformandosi addirittura in libera circolazione dei criminali – non tanto da meno è stata la libera circolazione delle persone.

In Ticino viviamo il problema con l’aumento dei frontalieri ma anche, e forse soprattutto, con la concorrenza ai nostri artigiani da parte dei “padroncini”, lavoratori indipendenti che possono venire in Svizzera ed effettuarvi dei lavori senza più alcun ostacolo, usufruendo di un’autorizzazione generica di 90 giorni.

Questo è un settore nel quale, anche qualora l’Italia applicasse la massima reciprocità, non avremmo alcuna possibilità di difesa. Perché è escluso che un nostro artigiano possa ottenere un lavoro in Italia a prezzi tali da permettergli di sopravvivere in Svizzera. È invece vero il caso contrario. Qualunque artigiano della vicina repubblica – prescindendo dalla vera o presunta differenza di qualità del lavoro – è in grado di fare concorrenza ai nostri. Per la verità, a volte è anche colpa di quest’ultimi: ho visto personalmente dei preventivi e delle fatture di nostre piccole ditte di costruzioni che dettagliavano il noleggio della carriola o l’affilatura delle punte del trapano e altre amenità del genere, al punto che il costo dell’artigiano nostrano veniva a costare dal 50 al 100% in più del preventivo fatto – magari un po’ alla buona – dal suo concorrente italiano.

Ora, è chiaro che quest’ultimo non può prendersi l’appalto di una grossa costruzione o della ristrutturazione di un grande immobile, che non potrebbe portare a termine nel termine legale di 90 giorni, ma quanti piccoli lavori può ottenere a scapito delle ditte indigene? Onestamente, quanti proprietari – anche Svizzeri – della propria abitazione, di fronte a tali differenze di prezzo, affiderebbero dei lavori di manutenzione o la tinteggiatura della loro casetta alla ditta indigena? Quanto tiene il sano principio “vivo in Ticino, compero in Ticino” di fronte al “vil denaro” quando quest’ultimo è il proprio, guadagnato con fatica e sempre più intaccato da imposte, tasse e balzelli con cui l’amministrazione pubblica ci carica, magari per sperperarlo in aiuti allo sviluppo in paesi i cui unici abitanti che conosciamo sono quelli che all’occasione vengono in Svizzera per rapinarci di quanto ci resta (in particolare la Romania)?

Non ho cifre a supporto di questa tesi, ma se girate un po’ per il cantone, sono tanti i camioncini targati UE parcheggiati di fronte a minuscoli cantieri in cui si stanno effettuando piccoli o medi lavori edili o di manutenzione a immobili privati.

La Svizzera interna comincia ora a sentire il peso della libera circolazione anche nei cantoni non propriamente periferici, quelli in cui non c’è il fenomeno del frontalierato. Ogni anno immigrano in Svizzera 80’000 persone in più di quante ne emigrino, il che significa che ogni anno il nostro paese si “arricchisce” di una città come San Gallo. Non ci si fa tanto caso perché questa cifra è spalmata su tutti i cantoni e i comuni svizzeri che però, singolarmente, devono provvedere ad aumentare adeguatamente le proprie strutture logistiche e amministrative: più case, più scuole, più ospedali, più strade, più traffico, più … tutto. Quindi anche più inquinamento! Proprio così, signori Verdi, che così spesso e volentieri vi schierate con la sinistra – della quale, del resto, fate parte in qualità di anguria politica verde fuori e rossa dentro – quando si tratta di accogliere tutti e non espellere nessuno. La vostra politica buonistica, se ci ragionaste un attimo, fa a pugni con i vostri auspici ecologici. E volutamente non ho parlato di più criminalità, perché si presume che la libera circolazione delle persone si riferisca solo alle persone oneste e lavoratrici (per i criminali c’è Schengen). Hahaha, anche pensando solo all’abuso del nostro sistema sociale, mi scappa da ridere. Non crediate che mi stia divertendo anzi, mi sto incazzando come una iena. Infatti, anche la “iena ridens” non è necessariamente contenta quando ride.

E dal punto di vista giuridico, anche la libera circolazione delle persone ci obbliga – come il trattato di Schengen e qualsiasi accordo che la Berna federale si ostina a sottoscrivere con l’UE – a riprendere leggi e regolamentazioni che, essendo pensate per l’applicazione alla globalità della popolazione dell’UE (o magari per gli interessi privati di pochi capoccioni il che, al lato pratico, per la Svizzera non cambia granché), non possono che contrastare con il nostro diritto nazionale. Altrimenti perché sarebbe necessario modificare quest’ultimo?

No, anche la libera circolazione delle persone non fa registrare un bilancio positivo alla Svizzera, quantomeno alla sua popolazione. Se certi settori dell’economia non possono fare a meno della manodopera straniera, ciò succedeva anche prima con i contingenti e con i permessi di lavoro emessi con ponderazione. Eppure quante aziende sono venute a installarsi in Svizzera in tempi non sospetti? Sarebbero venute e rimaste, se non fosse stato loro possibile assumere personale frontaliero a basso costo in certi settori ? Settori però ben determinati nei quali l’offerta di manodopera svizzera era quasi inesistente. Oggi non ci sono più limiti, per cui assistiamo al fenomeno dell’aumento dei posti di lavoro e alla contemporanea crescita della disoccupazione indigena.

Perciò, non solo la libera circolazione dei criminali (Schengen), ma anche quella delle persone deve preoccuparci.

Eros N. Mellini

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