Prendendo spunto dalla vicenda dell’orsa JJ4, parafrasando il motto delle femministe degli anni 70, vorrei fare qualche riflessione sull’essere umano, in contrapposizione agli animali.
Pur amando gli animali, sono un convinto assertore della superiorità umana nei loro confronti. Non perché l’abbia detto Dio o lo prescriva la natura, ma semplicemente perché ne faccio parte e quindi difendo le mie prerogative. Tra l’altro, in natura vige la legge del più forte e l’umano s’è conquistato questa supremazia prevaricando, uccidendo o piegando ai suoi voleri le altre razze animali, per millenni addirittura altri umani meno forti o evoluti. È giusto, è sbagliato? Francamente, non mi pongo il problema, mi limito a prendere atto di un dato di fatto.
C’è da dire che, fino alla metà del secolo scorso – quando la gente aveva preoccupazioni ben più gravi, per esempio il conciliare il pranzo con la cena – la supremazia dell’uomo sull’animale non fu mai messa in discussione. Era un dato acquisito, e nemmeno tanto importante, una legge della natura cui ci si adeguava senza porsi domande circa l’etica o la morale di tale dogma.
Ma poi venne l’era della pace e del benessere, almeno in Occidente, che ha vieppiù portato la gente a occuparsi di quelli che in dialetto si chiamano «fasctidi grass», fastidi grassi nel senso che ce li poniamo perché la soluzione dei problemi veri l’abbiamo delegata allo Stato (sociale), ai genitori, all’economia, eccetera, scaricandoci di responsabilità ma, purtroppo, anche finendo per dare eccessiva importanza a temi che la natura ha sempre saputo gestire da sola, seppure a volte con un alto prezzo in termini di carestie, siccità o pestilenze.
Il comune denominatore della maggior parte di questi «fasctidi grass» è il diffuso, quanto ingiustificato, senso di colpa. Senso di colpa per quanto hanno fatto i nostri antenati – sorvolando naturalmente che non si possono applicare al passato gli stessi parametri di oggi – per quanto l’uomo sta facendo al pianeta, al clima e a tutto quanto venga in mente, pur di alimentare queste fisime. Personalmente, di sensi di colpa non ne ho, non ho partecipato a quelli che oggi certa gente considera crimini contro l’umanità, il mio contributo all’inquinamento atmosferico è irrisorio, e del genere umano non me ne frega un tubo fintanto che ho problemi che mi toccano personalmente o comunque più da vicino.
Ma, per tornare al tema degli animali selvatici, la parola che più riempie la bocca degli animal-ambientalisti è «Habitat». L’umano avrebbe invaso l’habitat degli animali, scacciandoli da un territorio che loro apparteneva e quindi, paradossalmente, lo jogger ucciso da JJ4 non è più la vittima, bensì il bieco invasore dell’habitat dell’orso e che ha avuto perciò quello che si meritava. E s’innalzano alti lai contro la decisione di abbattere un animale che, si badi bene, aveva già aggredito degli escursionisti qualche anno prima.
Ora, prendiamo il Trentino dove è successo il fattaccio: negli ultimi due secoli, l’orso ne è stato scacciato o ucciso, fino a fare del territorio un’area sicura per il benessere dell’uomo. Giusto o sbagliato che sia, l’uomo lo ha ripulito e ne ha fatto il SUO habitat naturale, dal quale ha escluso l’orso e i lupi che sono pericolosi per la sua incolumità.
Ti dicono: gli animali erano lì da secoli. Certo, e una volta c’era anche la schiavitù, l’Inquisizione e il patriarcato; li reintroduciamo?
A mio avviso, i veri colpevoli della tragedia non sono tanto l’orsa o lo jogger bensì, innanzitutto i giudici del tribunale che, su pressioni delle cerchie degli animal-ambientalisti, hanno due anni prima condonato la pena già decretata dell’abbattimento liberando l’animale nella natura. Ma più a monte, i maggiori colpevoli sono gli irresponsabili che hanno voluto reinsediare l’orso, importandolo dalla Slovenia, in un habitat che non è più il suo in quanto, a torto o a ragione, occupato dall’uomo.
Per dare un’idea, immaginate di comperare una casa, la disinfestate ben bene da scarafaggi e aracnidi vari, e ci vivete sereni senza minimamente pensare di aver fatto qualcosa di male. Adesso arriva vostro figlio con una manciata di scarafaggi, ragni e scorpioni, pretendendo di reinsediarli nella casa perché in fondo «c’erano prima che voi la compraste». Non so voi, ma io al minimo lo prenderei a legnate e lo diserederei.

Phil O’Soph

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