«Dal dizionario Treccani: metastasi: in medicina, riproduzione, nel medesimo organismo, di un processo infettivo o, soprattutto, tumorale, per distacco e migrazione a distanza di materiale settico o di cellule neoplastiche e loro fissazione e moltiplicazione nella nuova sede d’impianto: prodursi, riprodursi, diffondersi per metastasi, e anche produrre, dare metastasi, con riferimento al processo morboso».

Penso che la diffusione delle dottrine verdi su vasta scala si possano far risalire all’ascesa di Joschka Fischer al governo tedesco, di cui fu vicecancelliere e ministro degli esteri dal 1998 al 2005. Fino ad allora, i Verdi erano solo delle piccole entità d’opposizione, senza eccessiva voce in capitolo. Ma in quel periodo, la percentuale di consensi alle elezioni cominciò a situarsi fra il 7 e l’8% (salendo al 14,8% nel 2021), minacciando concretamente gli altri partiti ma, soprattutto, facendo da apripista ai movimenti iperecologisti sparsi un po’ in tutto il mondo occidentale.

Le contromisure degli altri partiti

In effetti, dato che l’affluenza alle urne per le elezioni non cambia praticamente mai, i voti presi in più dai movimenti verdi sono frutto di un’erosione a danno degli altri partiti. Questi hanno pensato così di occuparsi anche di politica ambientale – un campo che non era mai stato il loro, mentre i Verdi erano nati per quello – nella speranza di trattenere nelle proprie fila le ali più ecologiste del proprio partito. Le conseguenze sono state principalmente due: primo, chi era veramente un sostenitore delle dottrine verdi è comunque emigrato nei partiti prettamente ecologisti, preferendo l’originale a delle brutte copie create opportunisticamente all’ultimo momento; secondo, ed è ben più grave, le teorie ambientaliste si sono diffuse come metastasi cancerogene, condizionando la politica economica, sanitaria, agricola e chi più ne ha più ne metta, di tutte le forze partitiche.

Da minoranza d’opposizione a coalizione maggioritaria

Quella che una volta era una minoranza all’opposizione, con la globalizzazione – eh sì, non c’è solo la globalizzazione economica, ma anche quella politica – nel mondo s’è formata una coalizione di minoranze sempre più forti: il partito universale delle quinte colonne. Parlo naturalmente sempre del mondo occidentale, dato che in Cina (e in altre dittature comuniste) l’opposizione viene repressa sistematicamente a legnate (e a volte mi viene da pensare che non abbiano tutti i torti).

L’adesione di pura facciata dei paesi più inquinanti

Con questa diffusione pandemica del tumore iperecologista, partiti, governi e associazioni varie hanno pensato bene di avviare delle politiche comuni, creando organizzazioni volte a imporre un regime di vita tanto austero da raggiungere livelli che neppure i più fanatici quaccheri o puritani del XV e XI secolo si sarebbero mai sognati.

Inevitabilmente, anche la Cina, pur non avendole in casa, si è trovata confrontarsi con un mondo ormai invaso da metastasi iperecologiche all’ultimo stadio, ma che costituisce un ghiotto mercato per l’economia nazionale. E allora fa finta di adeguarsi alla lotta contro l’inquinamento aderendo a dette organizzazioni e promettendo misure severe per diminuire le emissioni di CO2. Salvo poi sbattersene allegramente gli attributi e – peraltro seguita a ruota da India e Stati Uniti – proseguire come se nulla fosse.

Cina, Stati Uniti, UE, India, Russia e Giappone sono le economie che emettono più CO2 al mondo. Insieme, rappresentano il 67,8% delle emissioni globali di CO2 fossile. Tutti e sei hanno aumentato le emissioni di CO2 nel 2021 rispetto al 2020 (Sole 24ore). A titolo d’esempio: Svizzera 0,1%. Ciononostante, quest’ultima continua il masochistico martellamento dei propri zebedei, totalmente inutile di fronte all’indifferenza delle potenze politiche che contano.

Il mondo in ostaggio

Ma il mondo è ormai indissolubilmente ostaggio del «mainstream», il maledetto pensiero ricorrente contro il quale è politicamente scorretto andare. Il dubbio è tabù, chi osa timidamente sollevarne qualcuno è immediatamente tacciato di irresponsabile negazionista, additato al pubblico ludibrio anche da chi, sotto sotto, sarebbe d’accordo con lui ma non osa nuotare apertamente controcorrente.

Le scuse preventive

Siamo al punto che, paradossalmente, ci si scusa di fare la cosa giusta. Trovo sulla rivista politica inglese «The Guardian» un articolo molto eloquente in questo senso. A marzo 2023, i primo ministro inglese Rishi Sunak aveva annunciato una strategia energetica volta a raggiungere le «emissioni zero» di CO2 entro il 2050. Come in Svizzera, questa legge comporta una serie di divieti e tassazioni che rischiano di ripercuotersi dolorosamente su cittadini ed economia. Accortosi della cosa, il ministro ha deciso di fare qualche lieve, ma molto lieve passo indietro, posticipando l’entrata in vigore di certe misure o rivedendo un po’ quelle che maggiormente pesano sull’economia. Dice «The Guardian»: «Sunak ha ribadito l’obiettivo di emissioni nette zero entro il 2050, insistendo che il suo governo non sta “perdendo la propria ambizione o abbandonando i propri impegni” sul cambiamento climatico.» E prosegue: Sono orgoglioso che la Gran Bretagna sia alla guida del mondo in materia di cambiamenti climatici. Siamo impegnati a raggiungere lo zero netto entro il 2050 e gli accordi presi a livello internazionale, ma lo facciamo in modo migliore e più proporzionato. E ancora: «Quindi sì, faremo progressi verso lo zero netto, ma lo faremo in modo proporzionato e pragmatico, senza dare inutilmente più fastidi e più costi alla gente: non è questo che mi interessa e che sono disposto a fare.

Insomma, non si vuole ammettere che l’iperecologismo in atto sia una cazzata allucinante, e ci si scusa preventivamente di correggere, peraltro lievissimamente, il tiro.

Ormai il buonsenso è una dote di infime minoranze – che tuttavia, al contrario di quelle ambientaliste, non sembra diffondersi significativamente – soffocato dalla vaccinazione di clorofilla che sembra avere modificato il colore dei politicamente corretti. Il mondo al contrario!

 

Phil O’Soph

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