Sta diventando il primo partito del cantone, dicono. Peccato però, che non è un partito, e ha un effetto perverso sui fronti politici cui i suoi elettori ritengono di far parte. Mi spiego meglio: la lista senza intestazione è stata inventata per dare l’illusione all’elettore di dare il voto alle singole persone, «punendo» il proprio partito ritenuto – probabilmente a ragione – reo di aver tradito le proprie aspettative, di non aver mantenuto le promesse, di applicare un disgustoso clientelismo, e chi più ne ha più ne metta.
In realtà, il partito viene sì «punito» nella misura in cui occorrono 90 voti a suoi candidati per ottenere un voto di scheda (5 nel caso del Consiglio di Stato), ma a farne le spese è soprattutto l’area politica in cui – indipendentemente da quale sia il partito – l’elettore senza intestazione fa parte. E, siccome la sinistra – nonostante le sue numerose scissioni, è molto più corporativa o più ligia agli ordini di scuderia, o semplicemente l’ha capita al contrario di quanto succede nella destra e, soprattutto, nel centro – il voto di lista lo mantiene, ecco che a essere penalizzata è quasi esclusivamente l’area di destra.
Io non voto più il partito, ma solo Pinco (UDC), Pallino (PLR) o Comesichiama (Centro): bravo, ma poi, a costoro che ti piacciono o che rispetti, e che vorresti privilegiare, togli il terreno sotto ai piedi non dando la possibilità al loro partito di ottenere i seggi necessari affinché siano eletti. In altre parole, sei un fan di Pinco e vorresti che entrasse in Gran Consiglio, quindi gli dai il tuo voto: poi, poiché il partito per il quale Pinco è candidato non ottiene abbastanza seggi perché la lista senza intestazione glieli ha fatti perdere, il tuo appoggio gli è servito alla classica «minchia», e Pinco si trova a essere il primo o il secondo subentrante mentre, con il voto di scheda sarebbe stato eletto. Non è forse che il rimedio – nella fattispecie un vero e proprio palliativo – sia peggiore del male?
Diverso sarebbe Pinco si presentasse non su una lista UDC, PLR, Centro, eccetera, ma direttamente su una lista senza intestazione. Ma a quel punto, il tuo voto di lista andrebbe anche ad altri candidati non di tuo gradimento (esattamente come succede oggi con le liste di partito) e, in secondo luogo, quella senza intestazione diventerebbe a tutti gli effetti una lista come le altre con i suoi pro e i suoi contro.
L’ideale, per questi disgustati del proprio partito (o dei partiti in generale), sarebbe l’abolizione delle liste tout court ma, in quel caso si avrebbe un sistema maggioritario con la possibilità – nel delirio d’ipotesi che un’area abbia la stragrande maggioranza dei consensi – di un parlamento a maggioranza assoluta o addirittura monocolore.
Oggi come oggi, la lista senza intestazione costituisce un modo di partecipare alla corsa senza pagare la tassa d’iscrizione. In qualche modo incido sul risultato, ma al finanziamento del montepremi ci devono pensare gli altri.
Francamente, credo che la scheda di partito sia il minore dei mali e invito quindi tutti a mettere – magari obtorto collo – l’indigesta crocetta in alto a sinistra sulla lista del partito nella linea del quale ci si riconosce di più. Poi, che in quest’ultimo ci siano anche candidati non meritevoli è normale, ma li penalizzerete comunque non raddoppiandoli.

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