Chi è Eros N. Mellini ?

Piacerebbe saperlo anche a me. Sono parecchi decenni che mi studio, ma non sono ancora riuscito a capirlo del tutto. Se potessi tornare indietro qualche ritocco alla mia vita lo farei ma, tutto sommato, non troppi.

Perché ha deciso di fare politica ?

Dopo più di quarant’anni di vita da “zuzzurellone”, volta molto al piacere personale e poco all’interesse della Comunità, ho ritenuto giusto cambiare rotta e tentare di fare qualcosa per migliorare il mondo, quantomeno quello che mi circonda da vicino. Niente di trascendentale, intendiamoci, non ho né la vocazione di Gesù Cristo né la voglia di fare la sua fine (metaforicamente parlando, è facile finire crocifissi anche alle nostre latitudini). Ma nutro la speranza di poter contribuire a cambiare realmente qualcosa e che, quando sarò arrivato alla fine del mio ciclo (il più tardi possibile, anche fra cento o duecento anni), anch’io avrò lasciato qualche piccolo segno del mio passaggio.

In tre righe il programma del suo partito.

L’UDC spera di fare grandi cose, ben oltre le tre righe concessemi. Posso concentrare parecchio in qualche slogan: “Padroni in casa nostra”, “La Svizzera innanzi tutto”, “Ritroviamo valori quali libertà, indipendenza, orgoglio nazionale”. Per il Ticino, uno solo: “Più autonomia da Berna, per risolvere i nostri problemi da soli”.

Cosa pensa del proliferare di piccoli partiti e movimenti in prossimità delle scadenze elettorali: un segnale di vivacità politica, espressione di una democrazia sana, personalismo partitico o sfiducia nei partiti tradizionali ?

Di tutto un po’, tutte queste cose non sono incompatibili l’una con l’altra. Il fatto di dover depositare una cauzione di Fr 2’000 per lista, che si perde se non si raggiunge il 2% o almeno un candidato eletto, fa un po’ da deterrente, altrimenti ne avremmo ancora di più.

Che aspettative ha per queste elezioni cantonali 2023?

Le sensazioni e l’atmosfera so no buone, ma sono sensazioni, appunto. È pur vero che in questi ultimi anni, il partito ha ottenuto sempre più consensi, è molto presente nei media e ha ottenuto parecchi successi nelle votazioni popolari. L’aggiunta al seggio in Consiglio nazionale di quello al Consiglio degli Stati di Marco Chiesa, con un consenso trasversale a tutti i partiti mai visto prima, nonché l’assunzione da parte di quest’ultimo della presidenza nazionale del partito, ci hanno dato grande visibilità, immagine e credibilità. Tant’è vero che, se solo vent’anni fa stentavamo a trovare una ventina di candidati per il Gran Consiglio, quest’anno abbiamo dovuto sfrondarne qualcuno in esubero.

Detto questo, oltre vent’anni di esperienza in politica mi hanno insegnato quanto sia arduo aumentare la deputazione anche di un solo seggio, quindi rimango con i piedi per terra. Credo che oggi, mantenere semplicemente gli attuali sette seggi sarebbe una sconfitta, gli sforzi profusi meritano di più. Uno o due seggi in più è un obiettivo ragionevole, resta ancora spazio per l’ottimismo. Lasciamoci sorprendere.

In altri paesi – in Italia ad esempio – l’esercizio dei rilevamenti demoscopici volti a sondare le preferenze dell’elettorato durante le campagne elettorali soggiace alla legge che ne controlla l’esercizio e ne definisce le forme, i modi e i tempi in cui può essere svolto e ciò per impedirne un uso strumentale di manipolazione e condizionamento dell’opinione pubblica. Ritiene che una simile normativa dovrebbe essere applicata anche al Canton Ticino?

Io ho il sospetto che certi sondaggi non vengano effettuati per “sondare”, bensì per influenzare il voto della gente. Infatti, chi ci crede può essere portato a dire “Ma è inutile votare per un partito condannato dai numeri all’impotenza, perciò o voto per qualcun altro o non voto del tutto”. Sarei perciò favorevole ad una regolamentazione che vietasse la pubblicazione di sondaggi durante le ultime due/quattro settimane di campagna elettorale.

Nel 2002 il Gran Consiglio ha accolto una modifica della legge sull’esercizio dei diritti politici che impedirà la congiunzione delle liste per le elezioni comunali e cantonali. A livello di elezioni comunali è stato introdotto un sistema (Hagenbach-Bischoff) che dovrebbe bilanciare meglio il rapporto e il peso tra piccoli e grandi partiti o movimenti, mentre ciò non avverrà a livello cantonale (Gran Consiglio). Cosa ne pensa?

L’idea di essere obbligati a correre solo con le proprie forze non mi dispiace per niente. Si evitano gli inciuci interpartitici (do ut des) a volte contro natura. È però importante che venga introdotto un sistema volto ad evitare che una semplice maggioranza relativa si trasformi in un Governo monocolore . Che si chiami Hagenbach-Bischoff o altro, non ha importanza.

In Ticino si dice non esista un’opposizione politica a livello cantonale e quando un partito d’opposizione (come è accaduto con la Lega dei Ticinesi) ha successo assume subito responsabilità di governo e lascia orfani gli ideali in nome dei quali si era battuto (ad esempio: lotta contro la partitocrazia, contro i partiti degli affari e degli intrallazzi poco limpidi, la corruzione, il clientelismo, ecc.). Posto che condivida l’analisi, come spiega questo fatto e secondo lei è veramente necessaria un’opposizione ?

Se viene fatta perché si hanno opinioni diverse circa strategie e tattiche per identificare e risolvere i problemi, in altre parole se chi la fa è in buona fede, l’opposizione è un fattore essenziale nel sistema democratico.
Quando invece è fine a sé stessa, è semplicemente il modo di far emergere le proprie frustrazioni per aver perso le elezioni, o è unicamente ideologica e/o antipartitica (per esempio si vota contro il risanamento di una strada piena di buchi, solo perché la proposta viene dall’avversario), allora diventa una palla al piede.
Per rispondere alla prima parte della domanda, non necessariamente chi viene eletto in Governo rinuncia a portare avanti certi ideali per malafede. Semplicemente, per poter governare in collegialità con altri quattro colleghi, deve per forza di cose accettare dei compromessi, cosa che con un sistema maggioritario non succede. Finchè il compromesso è ragionevole, non c’è nulla di vergognoso. Quando invece non è indispensabile, ma viene volontariamente accettato dal soggetto, allora comincio a sentire puzza di bruciato.

È favorevole ad un sistema di elezione del Governo di tipo maggioritario o va bene l’attuale formula proporzionale?

Sono abbastanza combattuto. Tenderei ad essere favorevole, se il maggioritario per il Consiglio di Stato non comportasse automaticamente – come succede in molti paesi – un bonus per il vincente anche in Parlamento, al fine di assicurare la realizzabilità di quanto propone l’Esecutivo. D’altra parte, senza un meccanismo del genere, c’è il rischio concreto di paralizzare l’attività del Governo. Entrambi i sistemi comportano dei rischi.

Quali ritiene debbano essere le priorità dell’attuale politica cantonale ?

Innanzitutto, chiedere, esigere o – fra virgolette – “rubare” più autonomia da Berna. Più repubblica e un po’ meno Stato confederato.
Tutti gli altri problemi – traffico, criminalità, sicurezza, costi delle casse malati, canapa, eccetera – potranno molto più facilmente essere, se non risolti completamente, perlomeno oggetto di correttivi, se potremo agire senza le eccessive pastoie di leggi e leggine federali alle quali si ne aggiungono giornalmente ulteriori provenienti da Bruxelles.

Cosa pensa del principio liberista “Meno Stato, più società e più mercato” in contrapposizione allo Stato sociale o Welfare State ?

Come al solito si tende a passare da un estremo all’altro. La sinistra vuole sempre più Stato, e vuole soprattutto svilupparne all’estremo l’assistenzialismo, spendendo capitali che non produciamo e che quindi non abbiamo. La destra economica vorrebbe il totale libero mercato, lasciando che sia la concorrenza a dettarne le regole, incurante delle vittime che questo lascia sulla sua strada. La nostra destra, quella politica, è per un mercato il più libero possibile nell’ambito però di regole che salvaguardino un certo livello sociale, ossia quello che possiamo finanziare con le attuali entrate dello Stato (e non sono poche). Non dobbiamo continuare ad aumentare le prestazioni statali, andando sempre a tirare la marsina del contribuente. Nello stesso tempo, dobbiamo salvaguardare i posti di lavoro, affinché quest’ultimo abbia soldi da spendere senza far capo ai sussidi dello Stato. Laddove la Confederazione detiene un pacchetto azionario di maggioranza (ex regie federali) ad esempio, è a mio avviso del tutto normale che la massimalizzazione dei profitti degli investitori – del tutto normale nel privato – venga sacrificata per conservare un ragionevole numero di impieghi. Uno che acquista delle azioni Swisscom o La Posta, deve sapere che renderanno un po’ meno di quelle della Novartis o di UBS, in compenso dovrebbe esserci una maggiore sicurezza grazie al controllo da parte della Confederazione (anche se allo stato attuale delle cose non è che ci si possa fidare molto).

Qual è la sua opinione sugli sgravi fiscali ?

Non sono mai abbastanza. Adesso sarebbe ora di fare un ulteriore sforzo per le persone giuridiche, in aperta concorrenza con Zugo o altri semi-paradisi fiscali.

È d’accordo o contrario al raddoppio del S. Gottardo?

Favorevole, favorevole, favorevole! Non si può avere il Gottardo come unico collo di bottiglia su un’autostrada che va da Amburgo a Lecce.

È d’accordo con la depenalizzazione del consumo di droghe?

Assolutamente no. C’è una legge e deve essere applicata con rigore. Semmai deve essere inasprita.

È favorevole o contrario all’aborto?

È una decisione personale che spetta alla donna interessata, rispettivamente alla coppia. Personalmente non è che l’aborto mi entusiasmi, ma lo ritengo preferibile a una gravidanza portata a termine forzatamente, le cui conseguenze il bambino dovrà portarsele dietro per tutta la vita.

La Svizzera difende una tradizione umanitaria di cui il diritto all’asilo per chi subisce nel suo paese persecuzioni di natura politica, razziale, ideologica o religiosa, è una colonna portante. Molti sono però convinti che la “barca è piena” e che vi siano troppi abusi, per cui un giro di vite s’impone. Qual è la sua opinione ?

L’asilo, più che un diritto per il richiedente, è un dovere per il Paese che lo concede. Ma è un dovere fintanto che il richiedente fugge veramente da un pericolo di vita o di integrità fisica per cause politiche. Oggi purtroppo, in Svizzera abbiamo una legge – e ancor peggio, degli pseudo-umanitari che ci marciano – troppo facile da aggirare, un vero invito all’abuso. Già non si possono ammettere clandestini spinti solo dalla peraltro legittima aspirazione a migliorare il loro tenore di vita, ma ancora meno si devono stendere tappeti rossi davanti a chi viene nel nostro Paese per delinquere. Per costoro la barca non deve essere accessibile nemmeno se vuota.

In generale, tra repressione e prevenzione su quale aspetto porrebbe l’accento?

Le due cose vanno in parallelo, cambiano solo i soggetti. Prevenzione verso chi non ha ancora commesso reati, severa repressione contro chi delinque.

Ritiene la carcerazione un giusto sistema di punizione? Se sì, ritiene anche sia efficace a far desistere una persona dal commettere nuovamente reati una volta scontata la pena?

Il sistema è giusto. Se su alcuni soggetti non è efficace, dubito fortemente che costoro darebbero migliori risultati con una linea morbida. Fintanto che sono in prigione, almeno, siamo sicuri che non mettono in pericolo l’altrui incolumità.

I pedofili sono individui che devono scontare la loro pena, devono essere internati a vita oppure vanno curati?

Curate vanno le vittime, i pedofili invece devono essere incarcerati a vita e senza possibilità di uscire con permessi vari. L’unico motivo che mi impedisce di sostenere la pena di morte in questo settore è l’irreversibilità della pena in caso di errore giudiziario.

Viviamo in uno Stato di diritto e i cittadini sono chiamati ad osservare le leggi dello Stato. Ma lo Stato stesso e chi lo rappresenta, sovente non rispetta le leggi che ha fatto. Il senso di smarrimento e di frustrazione aumenta poi quando emergono scandali che coinvolgono sempre di più alti rappresentanti delle istituzioni. La conseguenza forse meno visibile, ma indubbiamente più grave, è un lento mutamento nelle coscienze e il venir meno, in tutti i livelli e strati della società, dei principi etici e di legalità che regolano la convivenza civile. Qual è la sua opinione?

C’è un degrado progressivo dovuto ad un assurdo quanto irresponsabile buonismo, che ci ha fatto vieppiù abbassare i paletti della moralità. Continuiamo sempre di più a legalizzare la trasgressione e quella che una volta era semplice dignità, oggi viene tacciata di “bacchettoneria”. A mio avviso è più che mai necessario fare qualche passo indietro e ricuperare un minimo di quei valori morali che per i nostri nonni erano indiscutibili.

Giorgio Gaber cantava che “Libertà è partecipazione” ma l”impressione è che il cittadino faccia sempre più fatica a partecipare e ad interessarsi ai temi e problemi della politica. Vuol dire che siamo meno liberi e che la democrazia è in pericolo?

Che siamo sempre meno liberi è un dato di fatto, che la democrazia sia in pericolo pure, basta vedere che fine ha fatto la tanto decantata ONU di fronte alla prepotenza americana. Sul nostro territorio possiamo però ancora difenderci, grazie alla democrazia diretta. Ma per far questo occorre che il Cittadino ci creda e vada di nuovo a votare. Non importa se spesso “fanno quello che vogliono lo stesso”, dal momento in cui cadremo nella rassegnazione la democrazia sarà veramente morta.

Cosa pensa della clonazione umana e animale?

Quella animale ha più ragioni scientifiche d’essere e non ho nulla in contrario. Quella umana la trovo abbastanza assurda, nella misura in cui uno voglia riprodurre sé stesso, di cui conosce già i difetti. Riprodursi per vie naturali lascia perlomeno sperare che l’erede abbia qualche difetto in meno, anche se alla luce dei fatti non è che si possa essere molto ottimisti.

Cosa pensa della manipolazione genetica e dell”introduzione commerciale di alimenti modificati geneticamente?

Ho qualche dubbio sul fatto che questi prodotti non portino con sé qualche effetto collaterale non ancora verificato.
Sono poi contrario se l’unico scopo è quello di creare un monopolio in mano a grandi multinazionali che strangolano il piccolo produttore.

Cosa pensa dei centri giovanili autogestiti?

Nulla in contrario nella misura in cui si gestiscono nella legalità, ossia c’è un’associazione giovanile con un comitato responsabile che, con soldi suoi compra o affitta un locale e lo gestisce nell’ambito della legge (quindi con regolare patente e certificato per la mescita di bibite e/o per cucina). Tale associazione potrebbe legittimamente chiedere dei sussidi all’Ente pubblico. Sono per la tolleranza zero, invece, verso chi occupa abusivamente degli spazi, svolge attività nella completa inosservanza della legge. Leggi CSOA e simili.

Cosa pensa di Internet e in generale della rivoluzione informatica?

È la tecnologia che avanza e che ci rende più facile la vita. Per i nostri bisnonni era la luce elettrica, per i nonni il telefono, per i genitori la vettura ad ogni membro della famiglia, e per i giovani d’oggi l’informatica, Internet e il telefonino.

Quali sono il film, il libro e il suo piatto preferito?

Films gialli e films storici o pseudo-storici. Tutta la Storia d’Italia scritta da Montanelli, le biografie di personaggi celebri, e non disdegno i fumetti. Piatto preferito: uccelli scapati come li faceva la mia defunta madre.

L’attore, il cantante, lo sportivo che le piacciono di più?

Dustin Hoffman, Louis Armstrong, Roger Federer. Ma ce ne sono altri.

Il politico, il giornalista e lo scrittore a cui s’ispirerebbe volentieri?

Qui in Svizzera senz’altro Christoph Blocher. Indipendentemente da ogni giudizio morale però, ammiro la mostruosa intelligenza (e l’umorismo) di Giulio Adreotti. Ma forse non lo voterei. Quale giornalista, sono un acceso sostenitore di Indro Montanelli. Quale scrittore, e mi scuso per non scegliere fra gli impegnati – ma pure troppo impegnativi da leggere dopo una giornata di lavoro – sono indeciso fra un Alessandro Dumas padre che ha divertito la mia infanzia e un’Agatha Christie i cui gialli ho letto più volte e in diverse lingue.

Tre pregi e tre difetti di Eros N. Mellini:

Una buona dose d’idealismo, sia pure diluito da 75 anni di vita, schiettezza, umorismo.
Disordinato, a volte cinico, abbastanza sfiduciato nei confronti del resto del mondo.

Un pensiero per il cittadino-elettore che andrà a votare:

La medicina tradizionale l’hai già provata senza grandi risultati. Prova la terapia alternativa dell’UDC. Qualcuno è guarito perfino con il farmaco Di Bella tanto osteggiato dalla scienza ufficiale. Ma ha osato provare!

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