Come la penso sulla…destra

È la linea di chi auspica una sana politica finanziaria, il rigore gestionale, le spese secondo le possibilità finanziarie, l’ingerenza dello Stato minore possibile e, di conseguenza, il massimo della responsabilità individuale. Ma oggi è anche la sola area politica nella quale si trova ancora il patriottismo, l’orgoglio nazionale e, soprattutto, la volontà d’indipendenza, di libertà e di resistenza alle pressioni di un mondo esterno che vorrebbe trascinare la Svizzera nel baratro economico, politico e sociale in cui sta sprofondando.

La destra – purché parlamentare come la nostra, non certo quella che contrabbanda violenza e illegalità camuffandole da ideologie politiche – ha il suo legittimo posto nell’arena politica, e non deve lasciarsi condizionare da assurde strumentalizzazioni che le rimproverano un’ideologia di guerra e di dittatura appartenente ad altri tempi e ad altre realtà. Specialmente se queste accuse provengono da ambienti che non disdegnano rifarsi a un passato – o che comunque non lo rinnegano – comunista che di vittime ne ha causate ben di più.

Se guardo all’UDC, posso affermare, senza timore d’essere smentito, di non aver mai assistito a un’azione del partito che fosse meno che legale. Si può discutere sull’opportunità o sulla forma del suo linguaggio mediatico, ma mai l’UDC ha intrapreso qualcosa di illegale. Al contrario, su pressioni di ambienti di sinistra, in più occasioni s’è vista negare il suo diritto democratico di riunione, dalla festa organizzata a Berna a inizio ottobre del 2007, all’assemblea dei delegati nazionali di Losanna che dovette “emigrare” in campagna e all’aperto, perché l’università di Losanna e il Palais de Beaulieu avevano ceduto alle minacce di teppisti sinistroidi. Per non parlare degli attacchi vandalici subiti dalle sedi UDC di diversi cantoni e dal nostro segretariato nazionale a Berna, o di vandalismi effettuati anche in Ticino ai danni delle nostre regolarmente pagate campagne pubblicitarie.

Quando entrai nell’UDC nel 1998 dandomi da fare per la ricostituzione del distretto di Lugano, fui confrontato ad ogni piè sospinto con il timore da parte di membri del partito con un’anzianità ben superiore alla mia, di spaventare la gente, con una conseguente perdita di consensi. “Non parlare mai di destra, ma sempre di centro-destra” mi dicevano. Ma si trattava di un compromesso che faceva a pugni con il mio carattere tendente a limitare al minimo possibile le tonalità di grigio che stanno fra il bianco e il nero, e dire pane al pane e vino al vino.

Nossignori, sono di destra, ne vado orgoglioso e rivendico il mio diritto di esprimermi e fare politica alla pari di qualsiasi altro cittadino!

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