Come la penso sulla… società multiculturale

La società multiculturale è possibile – e allora può persino essere sì considerata un arricchimento culturale – se propinata in dosi omeopatiche e in una chiara suddivisione del pianeta in zone territoriali d’influenza. Se nell’Occidente di cultura cristiana c’è un 5 o un 10% di popolazione di credo diverso, compensata dalla stessa percentuale di cristiani nei paesi musulmani o induisti o di qualsiasi altro credo, queste minoranze non avranno difficoltà ad essere rispettate – sempre che rispettino le norme locali – dalla maggioranza dominante nel territorio. Non essendo a rischio la sua identità nazionale, infatti, quest’ultima non ha alcuna ragione di essere ostile a chi porta con sé un concetto esistenziale diverso.

Ma siccome l’essere umano è per sua natura prevaricatore, è necessario che queste maggioranze territoriali si tengano ben strette le loro prerogative, alla faccia dell’”embrassons-nous” e del “siamo tutti fratelli”, e che si tengano pronte, se necessario, a difenderle con le armi qualora il paese confinante dimostri delle pericolose mire espansionistiche.

Oggi, purtroppo, con questa utopia della società multiculturale globale, si è fatto sì che le influenze di poteri alieni (e in particolare è il caso dell’Islam) non debbano più necessariamente essere esercitate con la minaccia di una guerra convenzionale, bensì vengano coltivate con successo all’interno stesso della nostra società, con la costante e sistematica infiltrazione sul territorio di vere e proprie colonie straniere costituenti delle quinte colonne e delle teste di ponte per la fagocitazione dall’interno dell’intero Occidente.

Perché, non facciamoci illusioni, chi sta dietro al disegno d’islamizzazione dell’Occidente – non è dato di sapere chi sia esattamente, ma certamente le dichiarazioni di Erdogan o di Gheddafi non lasciano dubbi che questo disegno esista – non mira a una società multiculturale a pari diritti per tutti, bensì all’egemonia musulmana a medio o lungo termine che sia.

E quando, dopo la decima fetta, anche i nostri profeti del multiculturalismo si saranno accorti che si tratta di polenta, o meglio di couscous, sarà troppo tardi.

Riprendiamoci dunque le nostre prerogative di padroni di casa, e se qualcuno dirà che discriminiamo gli stranieri, tanto peggio. Vogliamo scommettere che quest’ultimi staranno sempre meglio da noi, anche se leggermente discriminati, che non nel loro paese di provenienza?

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