Come la penso sulla…sinistra

Dalle lotte, più che opportune, volte a un miglioramento dello standard di vita della classe lavoratrice della prima metà del secolo scorso, l’appetito vien mangiando, e oggi le rivendicazioni della sinistra sono sfociate in un eccessivo assistenzialismo, addirittura a volte in un’azione incentivante il parassitismo. È troppo facile esagerare con le spese quando a pagare sono gli altri. Il nostro sistema a suffragio universale, infatti, permette che a votare, e spesso a fare da ago sulla bilancia, su spese e investimenti siano chiamati a titolo paritario anche coloro che, esenti o quasi da imposte, non contribuiscono con un solo centesimo alle spese. Non oso affermare che il diritto di voto censitario in uso nel XIX° secolo sarebbe da reintrodurre, ma non posso fare a meno di pensare che ci sia qualcosa di perverso nel fatto che persone esenti da imposte siano chiamate a co-decidere su una spesa pubblica alla quale non partecipano per nulla. È troppo facile spendere i soldi degli altri, ed è quanto fa la sinistra con le sue rivendicazioni, quando queste non mirano più ad assicurare ai meno abbienti il necessario, bensì anche il superfluo. Garantire tutto a tutti, questa è l’utopia della sinistra. Ma è già caduta con il comunismo, e per ovvi motivi. Che incentivo ha, infatti, una persona a lavorare e rendere di più, se il suo profitto lo deve dividere con tutti gli altri, soprattutto con quelli la cui sola giustificazione è quella di esistere?

Oggi, nei paesi civilizzati, la sinistra – con la connivenza di chi, negli altri partiti, non osa opporsi per non rischiare il consenso elettorale – è la causa dell’escalation del debito pubblico. E deve essere rigorosamente contrastata.

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