Come la penso sul…“politicamente corretto”

È l’espressione della paura d’esprimersi.

A periodi regolari torna d’attualità fra le cerchie dell’UDC ticinese – in particolare fra quelle più anziane e meno propense a staccarsi da un certo stile – il tema del „politicamente corretto, del non dire certe cose o, quanto meno, del non dirle in un certo modo, pena essere tacciati d’estremismo, razzismo, xenofobia e quant’altro. Ma qualcuno ha già pensato al fatto che queste critiche ci vengono da gente che COMUNQUE NON VOTERÀ MAI per noi ? Persone che se non avessero questo pretesto ne troverebbero cento altri per continuare a votare PLR o PPD ? Ebbene, non è fra loro che troviamo ill nostro elettorato, bensì fra quelli che, grazie al linguaggio anche provocatorio, ma soprattutto chiaro e veritiero, sono contenti di trovare un partito che dice „pane al pane e vino al vino“.

Vorrei ricordare all’UDC di oggi, che l’abbandono del “politicamente corretto”, ossia della paura d’esprimersi a parole chiare e comprensibili a tutti – ancorché provocatorie e scioccanti – ha permesso a livello nazionale di passare dall’11% del consenso nel 1992 al quasi 30% odierno. Se siamo oggi il maggiore partito nazionale, non è certo perché l’UDC si sia fatta crescere i peli sulla lingua anzi, se ce n’erano se li è accuratamente rasati. Le campagne condotte dal partito in occasione delle votazioni sui temi a noi cari sono state criticate anche violentemente dagli avversari, ma non ci hanno impedito di vincere diverse battaglie, come ad esempio le leggi sull’asilo e sugli stranieri nel 2006, l’iniziativa contro i minareti e quella sulle espulsioni dello scorso anno. Blocher è un estremista ? Gli avversari non perdono ovviamente l’occasione di dirlo, ma voi UDC lo pensate ? Evidentemente no, rifiuto di credere che il 30% dei cittadini svizzeri sia estremista!

Condividi: