Come la penso sul…centro

A mio avviso il centro dovrebbe essere una linea di demarcazione fra destra e sinistra, o si sta di qua o si sta di là, seppure con più o meno intensità o entusiasmo. Invece oggi il centro è diventato una fascia larga al punto di contenere opinioni e ideologie addirittura antitetiche, nella pura logica dei numeri necessari ad acquisire e poi a spartirsi più o meno equamente il potere. Così si hanno i liberali-radicali, dove i primi potrebbero tranquillamente identificarsi nell’UDC e i secondi nel PS. Lo stesso discorso vale per il PPD, con la sua ala conservatrice e l’altra sindacale. Se si arrivasse un giorno al sistema maggioritario, ognuno di loro si scinderebbe in due partiti.

Nei momenti di crisi o anche solo di bassa congiuntura, il popolo chiede ai governanti delle posizioni chiare. E questo significa bianco o nero. Nel dibattito parlamentare si finirà poi per ottenere verosimilmente una tonalità di grigio, ma questa non deve essere l’idea alla base della discussione. Il grigio può essere l’esito della lotta fra bianco e nero, ma non la posizione da difendere, altrimenti la battaglia non avrebbe senso. Una volta ho sentito dire da Fulvio Pelli che la polarizzazione c’è a livello di elezioni, ma poi nelle decisioni parlamentari è sempre il centro a vincere. Certo, è la legge dei numeri. Se dividiamo le forze parlamentari un terzo alla sinistra, un terzo alla destra e un terzo al centro, è logico che quest’ultimo vinca sempre indipendentemente dal fronte sul quale si schiera, ma è solo fumo negli occhi.

La posizione dei partiti cosiddetti di centro è quella del becchino che si è garantito l’appalto per le onoranze funebri a seguito di una battaglia. È certamente l’unico a trarne di sicuro un vantaggio comunque vadano le cose, ma forse non è il caso d’andarne orgoglioso.

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