(enm) Leggo da qualche parte che JJ4, la famigerata orsa che ha attaccato e ucciso il giovane «jogger» in Trentino, aveva già aggredito due persone, un padre e suo figlio, sul Monte Peller nell’estate del 2020. Anche allora avrebbe dovuto essere uccisa per garantire la sicurezza pubblica. Ma un tribunale amministrativo, in risposta a un ricorso inoltrato da certi ambientalisti, aveva annullato la decisione. Un caso che fra gli umani si chiama recidiva ed è considerato una pesante aggravante che va a inasprire la pena inflitta in prima istanza. Questa, nel caso dell’orsa, è l’abbattimento ed è quindi logico che quest’ultimo sia ora decretato inappellabilmente. Se fosse stato fatto la prima volta, lo «jogger» del Trentino sarebbe vivo e vegeto. A me sembra logico e ragionevole, ma non è così per i talebani ambientalisti che insorgono a difesa della «povera orsa» di cui noi «umani malvagi e prevaricatori» abbiamo invaso l’ambiente naturale che non ci appartiene, che le abbiamo «rubato».
Ora, a parte che mi chiedo quale sia lo spazio che una razza o una specie non abbia nei secoli «rubato» un’altra al momento di insediarsi su un determinato territorio, non capisco questa smania di parificare gli animali agli umani. Io adoro gli animali, nella mia vita ho avuto cani, gatti, porcellini d’India, conigli, canarini, criceti e pesci rossi e tartarughe ma, nonostante abbia sempre fatto il massimo per il loro benessere, mai mi è saltato in testa di parificarli al genere umano di cui faccio parte. Un genere umano tutt’altro che perfetto – a tratti anche un po’ schifoso – ma che, a torto o a ragione, ha conquistato il mondo arrogandosi un diritto di superiorità su tutti gli altri generi, spesso addirittura su parte degli stessi umani. Detto fra noi, che la superiorità del genere umano sia stata voluta da Dio o dalla natura o che l’uomo se la sia arbitrariamente arrogata, non mi interessa. La difendo perché ne faccio parte e trovo assurdo rinunciare a certe prerogative in nome di un ingiustificato senso di colpa per una situazione che non ho contribuito a creare, ma che ho ereditato e che mi fa comodo.
Detto questo, capisco – anche se non necessariamente giustifico – chi non esita a impugnare le armi (nel vero senso della parola, ma anche topicidi, antiparassitari o altri veleni) sterminando intere razze etniche, specie animali e vegetali che ritiene mettano in pericolo le proprie prerogative, giuste o sbagliate che siano.
Nel caso di guerre fra umani, è abbastanza normale sdegnarsi – soprattutto perché domani potrebbe capitare anche a noi – anche se lo sdegno è spesso e volentieri tacitato da interessi personali, magari non proprio etici secondo l’ipocrita morale del «politicamente corretto», ma del tutto legittimi secondo la logica dell’umano egoismo.
Ma quando si tratta di esseri che – chiedo scusa se offendo qualche difensore fondamentalista dei diritti degli animali – non hanno cuccioli carini con cui fare giocare i bambini… silenzio di tomba. Avete già visto qualcuno insorgere per lo sterminio di topi con l’arsenico o contro la disinfestazione di processionarie o di calabroni, o per l’uso di erbicidi a salvaguardia delle colture? A parte, naturalmente, qualche fanatico del «Bio» che preferisce mangiare mele delle dimensioni di una ciliegia e già sull’orlo della marcescenza, ma rigorosamente non OGM?
Non sono certamente per l’eccidio indiscriminato di animali selvatici, ma solo fintanto che non costituiscono un pericolo per l’uomo. Al contrario, sono favorevole all’abbattimento, quando necessario per la salvaguardia dell’umano, non importa a chi appartenesse il territorio prima dell’arrivo di quest’ultimo. Presumo che quelli che non vogliono che si uccida l’orsa (tra l’altro, mi piacerebbe sapere quanti di loro si sia già trovati a tu per tu con un animale selvatico, rispettivamente non limiti la sua esperienza alle riproduzioni in peluche o ai documentari di National Geographic), vorrebbero che la si rimettesse in libertà. Altrimenti dovrebbe essere rinchiusa in uno zoo, sarebbe irresponsabile liberarla in un parco aperto dal quale potrebbe emigrare in qualsiasi momento incontrando, nel peggiore dei casi, qualche altro essere umano da aggredire. Ma, sempre secondo gli animalisti a oltranza, gli zoo sono un inferno per le povere bestie e andrebbero eliminati rimettendo gli animali nel loro ambiente naturale. Ma qual è il loro ambiente naturale? Certamente non quello nel quale sono estinti, che è ormai «preda di guerra» dell’uomo per il quale costituiscono un pericolo.
Io credo che, più che l’orsa che ha semplicemente fatto quello che il suo istinto le suggeriva, da biasimare siano gli irresponsabili che hanno voluto, e continuano a volere, il ripopolamento con animali selvatici potenzialmente pericolosi di territori nei quali, finora, lo «jogging» non doveva essere considerato uno sport pericoloso. E che oggi insorgono di fronte al triste destino dell’animale, ignorando – quando non addirittura colpevolizzando – la vittima umana che avrebbe, secondo alcuni, provocato le ire di mamma orsa invadendo il «suo» territorio. Non so, ma a me sembra che sia come dare la colpa alla vittima di uno stupro perché rea di indossare un abito provocante.

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