Par condicio

Il giovane cammina più veloce dell’anziano, ma l’anziano conosce la strada (proverbio africano)

Candidarsi per il Gran Consiglio a 75 anni? Ci ho pensato a lungo. L’entusiasmo non è più quello di trent’anni fa e gli acciacchi fisici che accompagnano purtroppo il passare degli anni non incoraggiano certo a mettersi in gioco in un mondo nel quale il «politicamente corretto» riempie la bocca con lo slogan «largo ai giovani».

Un parlamento il più rappresentativo possibile
Tuttavia, mi sono detto, mai come in quest’epoca di rivendicazioni ho sentito e sento quotidianamente pretendere spazio per generi, minoranze, categorie e chi più ne ha più ne metta. Si chiedono le famigerate «quote rosa» per le donne, si adottano assurdi cambiamenti del linguaggio per non offendere la sensibilità di chi donna non si sente… ma nemmeno uomo – i tanto di moda LGBTQ (R,S,U,V, W, X, Z, non vorrei dimenticare qualcuno). «Largo ai giovani» è forse il motto più longevo, rispetto ai vari «Gay is beautiful», «Black lives matter» o «Human rights» – lo si diceva già quando ero giovane io – ma è sempre della massima attualità nelle campagne elettorali.
Ebbene, io credo sia giusto che nel Gran Consiglio – ma in generale in tutti i parlamenti – sia rappresentato il maggior numero possibile di classi sociali, o quantomeno una quota proporzionale a quella che ogni categoria dispone nell’elettorato. Ovvio che, essendo il numero di deputati limitato a 90, le minoranze più infime non saranno rappresentate e dovranno semmai affidare la difesa dei propri interessi a singoli deputati particolarmente sensibili alle loro rivendicazioni.

Gli anziani non sono un’infima minoranza
Ma gli anziani non sono un’infima minoranza. Secondo l’UST, nel 2021 gli over-65 abitanti in Ticino rappresentavano il 23,4%, quasi un quarto della popolazione. E costoro, secondo lo slogan popolare, dovrebbero far largo ai giovani? Almeno due ragioni mi spingono a contestare questa tesi: primo, nessuno può conoscere i problemi degli anziani meglio di un anziano che li vive quotidianamente sulla sua pelle; secondo, personalmente, le più grosse delle (abbondanti) cavolate che ho fatto nella mia vita, le ho fatte proprio da giovane.
Quanto al pericolo di eleggere qualcuno cui l’arteriosclerosi o l’Alzheimer hanno offuscato il cervello, vorrei ricordare che la demenza non è necessariamente senile anzi, vedendo l’età media dei dimostranti che s’incollano all’asfalto o imbrattano opere d’arte, mi sembra che si faccia sempre più strada fra i giovani.

Non «quote grigie», ma par condicio
Sono sempre stato contrario all’imposizione di una presenza categoriale imposta in qualsiasi gremio istituzionale, sia essa rosa, verde o, parlando di anziani, grigia. Ma auspico una par condicio che permetta al maggior numero possibile di classi sociali di essere rappresentato. Tuttavia, rifiutando che ciò avvenga per imposizione, è indispensabile che ogni categoria abbia un occhio di riguardo per i candidati che ne fanno parte, riservata naturalmente una certa affinità di idee e linea politica.
Invito perciò tutti gli anziani – almeno quelli di estrazione borghese, ma non mi formalizzerò se lo farà anche qualche elettore di sinistra – a darmi il loro voto, assicurando così l’elezione di uno di loro. Non li deluderò.

Eros N. Mellini

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